Diari di Viaggio
Marzo 2019

La parola Glamping è fusione di due termini glamorous e camping. Nei lodge in cui abbiamo soggiornato il concetto di campeggio si evolve verso uno standard qualitativo decisamente più confortevole, senza dimenticare però Il concetto di eco-sostenibilità e di avventura in armonia con la possente, esaltante e meravigliosa natura che in Namibia fa da padrona.

La prima tappa del nostro fam trip è proprio il Desert Hills Glampin Camp situato sulla cresta di una collina che domina una vallata dove facilmente si scorgono all’orizzonte le dune del deserto del Namib.

Al nostro arrivo, come consuetudine nel deserto, ci gustiamo il sundown, ristorati da un gradito aperitivo e rapiti da uno strepitoso tramonto che accende di rosso e arancio tutta la vallata; il nostro sguardo si posa lontano sulle rosse dune del deserto più antico del mondo e l’aspettativa aumenta!

Ma non finisce qui perché dopo esserci rinfrescati nelle nostre confortevoli tende ecco che il cielo accende la notte con le sue costellazioni e la luminosissima via lattea.

E’ proprio attorno al fuoco, con lo sguardo rivolto al cielo, che finisce ogni giornata nel deserto mentre la guida ci spiega le costellazioni e le leggende che l’uomo ha creato per spiegare tanta magnificenza.

Ci svegliamo all’alba per raggiungere il Namib, il deserto con le dune più alte del mondo e anche il più antico con i suoi 80 milioni di anni, un mare di sabbia rossa di oltre 300 mila kmq. La luce del mattino disegna sulle dune giochi di ombre e colori pazzeschi sulla parte illuminata che vanno dal rosso, all’arancio, al pesca.

Ci dirigiamo verso Sossusvlei e le dune, prima distanti, man mano si avvicinano alla strada fino a inghiottirla mentre il nostro sguardo è catturato dallo spettacolo dei pendii e dalle creste sinuose, dai giochi di luci e ombre che il sole radente dell’alba disegna su queste spettacolari dune.

Camminiamo a piedi nudi sulla cresta di una duna per raggiungere Deadvlei, una piana bianca generata dai sali lasciati in superficie dall’acqua delle pozze (vlei) generate dai fiumi effimeri che raramente tornano a scorrere in queste zone.

Lo strato di arenaria bianca crea un suggestivo contrasto con le maestose dune che lo circondano e l’azzurro intenso del cielo. Come testimonianza di questo territorio così ostile, fossili di acacie si stagliano sulla piana con i loro scheletri rinsecchiti e contribuiscono a fare di questo posto un luogo magico, mistico dove davvero senti la forza degli elementi e la magia dei paesaggi della Namibia.

Sulla strada Walvis Bay facciamo tappa a Solitaire, un piccolo centro abitato dove fare rifornimento e gustare la famosa torta di mele di Moses McGregor, davvero buona!!! Lasciamo questo piccolo paesino pieno di fascino con il suo piccolo emporio, il benzinaio, la Bakerie di Moses e scheletri di auto d’epoca, sembra davvero il set di un film western.

Nel lungo percorso verso la costa incontriamo: le oasi lineari che qui in Namibia si allungano per chilometri seguendo il percorso dei fiumi effimeri, gli orici che con le lunghe corna sembrano i guardiani del bush, gli sciacalli, gli struzzi, gli springbok.

Attraversiamo il Tropico del Capricorno e scendiamo nel Gaub Pass dentro al Canyon creato dal fiume Gaub, ora fiume effimero. Questo passo ci porta all’interno di un canyon di rocce sedimentarie davvero molto spettacolari; la loro inclinazione a 45 gradi genera strati di colori diversi che cambiano colorazione man mano che ci addentriamo.

Ci fermiamo per il pranzo a Walwish Bay per poi proseguire verso Swakopmund, dove dormiremo. Il cielo ora è grigio a causa delle nebbie che in questa zona sono frequenti: la fredda corrente del Benguela che bagna queste coste, in contrasto con l’aria calda del deserto genera questa particolare situazione climatica.

L’indomani torniamo verso Walvis Bay dove con mezzi 4 x 4 ci addentreremo nel giovane deserto dorato e saliremo sulle dune si Sandwich Harbour.

La giornata è stata un susseguirsi di emozioni, prima abbiamo costeggiato le saline rosa, poi attraversando una serie di dune basse siamo arrivati su una spiaggia rosa davvero suggestiva. Il colore rosa è dovuto alla presenza di materiale ferroso.

Con le jeep abbiamo poi costeggiato il mare giocando con le onde che si infrangevano sulla costa, fino a raggiungere le dune di sabbia dorata che impediscono alle jeep di proseguire.

Queste dune si tuffano letteralmente dentro al mare in un contesto davvero suggestivo!

Le jeep ora si arrampicano sulle dune in verticale, si spingono fin sulla cresta e con nostro grande stupore ora si staglia davanti ai nostri occhi una paesaggio stupendo! L’emozione della salita ora è sopraffatta dalla bellezza di questo paesaggio davvero spettacolare, fin che occhio consente, un susseguirsi di dune sinuose che si tuffano in un mare ruggente. La corsa delle jeep prosegue all’interno di questo parco di dune ora con salite verticali ora con discese a motore spento per godere del rumore della sabbia che trattiene i pneumatici nella discesa verticale.

Oggi ci dirigiamo verso nord, attraversando i campi rossi di licheni che qui trovano condizioni favorevoli, per raggiungere Cape Cross e le sua numerosissima colonia di otarie del Capo, sono davvero tante, e tanti sono i piccoli che rispondono al richiamo della madre diffondendo un canto-lamento che somiglia a quello di un gregge di pecore. Si gettano nelle fredde e impetuose acque dell’oceano perchè ricche di pesce, di cui sono ghiotte.

Lasciamo Cape Cross per giungere all’ingresso della Skeleton Coast che prende il nome dalla quantità di relitti di imbarcazioni che qui sono naufragate in epoche remote. Anticamente le navi erano costrette a navigare sotto costa e quando si trovavano in queste zone, le nebbie fitte, i fondali bassi e sabbiosi, il vento e il mare burrascoso, facevano perdere il controllo delle imbarcazioni che qui si arenavano.

Se comunque l’equipaggio riusciva a sopravvivere al mare, il deserto che li attendeva non era certo una via di salvezza con le sue rare oasi e le pozze dove però sono soliti abbeverarsi leoni, leopardi ed elefanti…Ora siamo diretti nel Damaraland, abitata dai Damara, sono pastori ed agricoltori. Il territorio è davvero vario , con formazioni montuose che ricordano i canyon americani , deserti rocciosi dove svettano i koppies, piccole colline granitiche che ricordano la Costa Smeralda e dune del deserto.

In questo territorio così ostile si sono adattati gli elefanti del deserto, che andremo a conoscere insieme ai ranger Ehra. Questa organizzazione nasce per promuovere la preservazione, lo studio di questi animali e la pacifica coesistenza tra uomini e elefanti. Eccoci finalmente al Damaraland Glamping Camp situato su una piana ombreggiata dai mopane e circondata dai caratteristici Koppies.

Anche qui i magnifici tramonti accendono di rosso il cielo e il campo , le tende e il paesaggio sembrano assumere colori diversi in un atmosfera surreale e ovattata dove siamo spettatori di questo breve momento prima che la notte faccia sfoggio dei suoi diamanti più luminosi.

 

Prima ancora della sveglia, è la natura che ci desta; attraverso le tende i raggi del sole accendono la giornata, la brezza mattutina provoca un brivido dopo il torpore della notte, i versi degli animali e il canto degli uccelli entrano nelle tende ed invitano ad un nuovo safari. La jeep attraversa ampie vallate colorate dal giallo dei ciuffi d’erba che crescono sulla sabbia rossa e basse dune dove è possibile vedere i misteriosi cerchi delle fate.
Poi ancora i veicoli si arrampicano su colline rocciose che si alternano a vallate di sabbia con alberi fossili, circondate da montagne rosse in un mix di colori e suggestioni sempre nuove ad ogni km percorso!

Uno scenario sempre diverso ogni volta che chiudi gli occhi e li riapri, come ci fanno notare i ranger mentre sono intenti a scorgere nella sabbia le impronte degli elefanti. Ed ecco finalmente nel letto di un fiume effimero, un gruppo numeroso di elefanti del deserto intenti a mangiare ed a rinfrescarsi dalla calura del sole ormai alto nel cielo. La cosa che più mi colpisce è che non sembrano disturbati dalla nostra presenza, una madre con il suo piccolo passano indisturbati a pochi metri dalla nostra jeep.

Torniamo al campo soddisfatti e appagati da questa esperienza, stupiti di come questi animali si siano adattati ad un paesaggio così ostile. Nel pomeriggio visitiamo il sito di Twyfelfontein, Patrimonio dell’Unesco: la sua particolarità è che qui alcune opere sono incise ed altre dipinte sulle rocce di arenaria rossa. Impossibile datarle ma è possibile pensare che gli artisti fossero nomadi e cacciatori.

Oggi ci dirigiamo verso il Parco Etosha, facendo una sosta al villaggio degli Himba: sono una tribù di pastori che hanno mantenuto abitudini e costumi tradizionali. Le donne Himba sono davvero molto belle per la complicatissima acconciatura, gli ornamenti e la particolare colorazione dovuta all’utilizzo dell’ocra con cui ricoprono il corpo, come protezione dal sole. Il Parco Etosha ha un’estensione di 22.270 kmq e comprende anche la piana desertica ricoperta da una crosta calcarea salata, l’Etosha Pan. Nel parco si contano numerosissime specie di uccelli e mammiferi. Il nostro soggiorno ed i nostri safari si svolgono all’interno della riserva privata di Etosha Heights che si trova al confine sud ovest del parco.

Il Lodge è davvero confortevole e domina, da una delle colline dolomitiche del parco, i 60 mila ettari di savana, foreste di mopane, depressioni saline disseminate di pozze dove si abbeverano gli animali e dove è possibile praticare il fuoripista per avvicinarsi il più possibile agli animali.


Nei giorni successivi i ranger ci accompagnano in jeep all’interno di questa riserva che ospita uccelli, zebre, kudu, leoni, giraffe, numerose specie di antilopi, rinoceronti bianchi e neri, elefanti, gnu… I ranger ci spiegano le abitudini degli animali, il perfetto equilibrio che regola la vita di flora e fauna, le favole popolari legate agli animali ed allo loro creazione, le reazioni di alcuni animali alla nostra presenza, ci insegnano a riconoscere le impronte sulla sabbia e a rispettare con il silenzio la loro presenza.

Ed ecco puntuale l’ultimo struggente tramonto nel parco, cerco di riempire gli occhi di questi colori, di ricordare il tiepido conforto sulla pelle della brezza dopo la calura della giornata, di ascoltare i rumori del bush di godere della magia di questo momento!

Solo ora capisco la frase di Davide che ho letto prima di partire:

“Anche per chi visita spesso questo Paese e ne conosce le meraviglie, ad ogni atterraggio prova un’emozione fortissima: l’aria è diversa, sicuramente insieme all’ossigeno ci sono particelle di gioia” (Davide Bomben “Esperienze di Viaggio”)

Io le ho respirate ed ho lasciato qui la metà della mia foglia di mopane!

Grazie al Diamante e al Quality Group!

Sabrina Caroli
Travel Designer